Il sito Webdesigner Depot ha pubblicato un interessante articolo che mette in evidenza l’evoluzione delle interfacce grafiche dei Sistemi Operativi, partendo dal 1981 per arrivare ai giorni nostri. Vale a dire dal vecchio Xerox 8010 Star fino a Mac OS X Leopard, Windows Vista e KDE 4.0, passando attraverso le varie versioni di Windows, Mac OS, OS/2 ma anche gli ormai dimenticati VisiCorp Visi On, Amiga Workbench, GEM, IRIX, GEOS e NeXTSTEP.

Una curiosità: la vera prima interfaccia grafica per personal computer era quella di Xerox Alto, realizzato nel 1973 e riportato esternamente alla lista perché mai commercializzato al pubblico (si trattava di un progetto destinato alla ricerca universitaria).

«Sono lieto di annunciare che a partire da oggi gli sviluppatori possono dare una prima occhiata all’SDK della prossima versione della piattaforma Android.» Sono queste le parole con cui Xavier Ducrohet, dello staff tecnico di Google, introduce l’SDK per Android 1.5 “Cupcake”, l’ultima versione del sistema operativo per dispositivi portatili di Google.

La piattaforma vedrà una serie di migliorie e nuove funzionalità che andranno dal riconoscimento vocale al potenziamento del GPS, dal Bluetooth all’acquisizione e riproduzione video, fino al potenziamento della comunicazione con le principali applicazioni Google (GMail e altri) e al copia e incolla, grossa carenza dell’iPhone. E’ disponibile la lista completa delle migliorie e delle nuove funzionalità.

Il Software Developer Kit è distribuito in formato ZIP, pesa 153 MB ed è disponibile per il download nelle versioni per Windows, Mac OS X e Linux tuttavia, come dichiarato da Ducrohet, si tratta ancora di una versione non definitiva e che va presa “con le molle”. La versione finale stabile sarà disponibile entro la fine del mese.

Ulteriori informazioni possono essere trovate nel sito ufficiale della community di sviluppatori di Android.

Ora che il W3C (il Consorzio che gestisce gli standard per Internet) ha deciso di sviluppare l’HTML versione 5 c’è chi, anche tra i privati, si fa venire nuove idee per la standardizzazione di alcune funzionalità AJAX che attualmente vengono gestite in modo alquanto complesso.

Una proposta interessante è quella dell’aggiunta di un nuovo attributo fullsize al tag <IMG> destinato all’indicazione della versione di zoom di una determinata immagine. Secondo l’idea di Drew Wilson, art director, una linea di codice come la seguente:

<img src="me.jpg" alt="Me" fullsize="me-big.jpg" />

sarebbe sufficiente a delegare al browser il lavoro che attualmente viene svolto dai programmatori mediante svariate linee di JavaScript. E’ un’idea interessante che merita una certa attenzione.

E’ stato messo in piedi il sito web www.addfullsize.com dal quale è anche possibile scaricare una “simulazione” in JavaScript open source (estensione di jQuery) di quello che potrebbe essere il comportamento del nuovo attributo.

La simulazione è in realtà un prodotto fine a se stesso, funzionale e personalizzabile che utilizza l’attributo longdesc del tag <IMG> che è un attributo valido supportato nell’attuale versione del HTML.

Di recente un gruppo di esperti si è riunito a Washington per studiare assieme il problema delle vulnerabilità del software causate dagli errori di programmazione. La ricerca è stata supportata dal SANS Institute, istituzione fondata nel lontano 1989 per promuovere e sviluppare i temi legati alla sicurezza del software.

Questo studio ha portato alla stesura della Top25 dei più comuni errori di programmazione, documento che si potrebbe definire a tutti gli effetti una lista dettagliata delle principali cose da non fare.

E’ interessante notare come la maggior parte degli avvisi contenuti nella lista siano tipologie di errori banali, ampliamente documentate su qualunque buon testo di programmazione e che ogni buon programmatore dovrebbe conoscere e applicare sempre. Paradossalmente, però, proprio questi errori banali sono tra i primi posti in classifica. [More]

Apple ha recentemente brevettato la sua novità nel settore delle interfacce: il desktop 3D per Mac OS X. Il concetto è quello di riprodurre all’interno del monitor un ambiente “a scatola” dotato di una parete frontale che sarà analoga all’attuale interfaccia 2D di Mac OS X accerchiata da due pareti laterali, un soffitto e un pavimento visualizzati in prospettiva e adibiti a particolari funzionalità.

L’idea si basa sui vecchi (e all’epoca innovativi) quattro desktop di Linux (implementati anche su Mac OS X col poco funzionale “Spaces”), che sono stati totalmente ripensati e ristrutturati in un unica area tridimensionale al fine di potenziarne gli spazi e consentire di tenere sempre tutto sott’occhio.

Il pavimento riprodurrà effettivamente la superficie di una scrivania sulla quale “poggiare” le icone come fossero oggetti su un banco di lavoro Le icone potranno essere disposte a determinate profondità, eventualmente anche su livelli tematici (es.: musica, lavoro, film ecc.). Il pavimento avrà inoltre delle funzionalità di scorrimento che permetteranno di sfruttarlo come una superficie di grandi dimensioni sulla quale disporre gli elementi a proprio piacimento.

I muri laterali saranno adibiti alla disposizione delle finestre aperte ma non attualmente utilizzate, “appendendole” come fossero quadri su una parete in modo da liberare la scrivania frontale (che sarà quella di lavoro).

Saranno presenti effetti grafici che simuleranno lo spostamento in prospettiva delle finestre, come ad esempio lo scorrimento sulle pareti. La prospettiva, inoltre, consentirà di abilitare alcune funzionalità di illuminazione utili a evidenziare determinati elementi durante particolari utilizzi del computer.

Il brevetto è stato presentato contemporaneamente a quello della versione 10.6 di Mac OS X (Snow Leopard) ma sicuramente le caratteristiche 3D dell’interfaccia non verranno implementate in questa versione del sistema operativo. Ovviamente essendo tutto ancora solo sulla carta non si sa nulla in riguardo alle caratteristiche hardware richieste per il funzionamento ottimale dell’interfaccia, comunque sia questa sarà la strada che Apple intraprenderà nel futuro.

Ulteriori informazioni e illustrazioni sono consultabili su Apple Insider.